domenica 29 settembre 2019

RECENSIONE "2045 LETTERE DA UN PASSATO FUTURO"

Buongiorno lettori. Dopo un po' di tempo che non leggevo un romanzo distopico, oggi vi torno a parlare di questo bellissimo genere letterario, in particolar modo vi recensisco una delle mie ultime letture, 2045 Lettere da un passato futuro di Marko D'Abruzzi ed edito da I.D.E.A che ringrazio tantissimo per avermi inviato una copia.

Titolo: 2045 Lettere da un passato futuro 
Autore: Marko D'Abruzzi
Casa editrice: I.D.E.A Immagina di essere altro
Genere: distopico/fantascienza
Pagine: 312
Prezzo: 12,00
TRAMA
Luca è un ragazzo come molti, abbagliato dalle luci e dalla tecnologia del 2045, dove ciò che sei si misura in worldcoin. Il mondo vive in un futuro di apparenze, realtà virtuali e frenesia; tutto dev'essere "socialmente sostenibile" e non c'è spazio per i valori e l'etica umana. In un futuro distopico, derivante da un passato di guerre e tecnologia, la vita sulla terra diventa priva di "umanità". Chi non riesce a stare al passo con la velocità del cloud non ha più valore. La zona rossa vi attende.


RECENSIONE 

Chi dimentica il passato è vittima del futuro
2045 LETTERE DA UN PASSATO FUTURO è già un titolo particolare di per sé e dà appunto già delle informazioni chiavi sul romanzo stesso, ossia l'ambientazione temporale (2045) e i due temi centrali che si incateneranno nella vicenda: quello del guardare al futuro, al progresso e alle scoperte tecnologiche in ogni campo, elementi che si propongono di migliorare le condizioni di vita della società moderna, ma allo stesso tempo la necessità di fare ritorno ai veri valori del passato, al dover ritrovare le basi dell'umanità in un contesto dove regna il caos, una felicità solo apparente e per pochi, un'eccesso di tecnologia che ha portato più danni che altro.

Il romanzo si presenta come un testo ambientato  nella città di Roma, in un ipotetico futuro che ha cambiato del tutto il mondo che conosciamo: l'evoluzione tecnologica e le tensioni sociali sono sfociate in una terribile e devastante guerra mondiale e in varie epidemie radioattive, fino a portare  le nazioni ad essere formate da due elementi molto contrastanti tra loro: da un lato ci sono grandi città super moderne, in cui gli individui sono totalmente privi di privacy, ma lo accettano tranquillamente perché in apparenza felici e soddisfatti dalla loro nuova vita "socialmente utile"e ricca di svaghi creati dalla grande macchina di condivisione che è il Cloud, dall'altro lato abbiamo le Zone rosse, le campagne desolate dove vengono isolati individui "pericolosi" o dove hanno cercato di scappare tutti quelli considerati indigenti, questi sono luoghi devastati dalle guerre, delle mutazioni genetiche e da esseri pericolosi, come gli "infetti"in cui sopravvivere è quasi impossibile.

Lo stile è coinvolgente e scorrevole, anche se il fatto che è diviso solo in tre grandi capitoli (cosa strutturale alla trama perché rappresentano le tre diverse tappe della storia) fa perdere un po' dell'intensità dell'azione, sopratutto per chi come me preferisce capitoli più brevi. La prima parte è quella ambienta nella futuristica Roma, nella quale il lettore si trova a seguire la vita quotidiana di Luca, un ragazzo qualsiasi con i suoi momenti di divertimento e le sue varie difficoltà, un mondo e uno stile che mi ha ricordato per molti versi l'idea del "grande fratello" di Orwell ma sopratutto le tecnologie, l'indifferenza e la crudeltà umana che hanno portato quest'ultime richiamano  lo stile degli episodi di Black Mirror. 

La seconda parte è quella più caratteristica dei vari distopici, stile hunger games e the maze runner in versione adulta, quei mondi desolati ai confini delle società, fatti di concetti primitivi e di uno stile di sopravvivenza cruento. La terza e ultima parte, invece, è quella dove collidono i due stili, è il momento in cui vengono messi allo scoperto i segreti della società da parte del gruppo di sopravvissuti che cerca di combattere questo nuovo mondo, è il momento in cui tutti i filoni della trama e le domande vengono risolte, portando alla crescita effettiva del protagonista.

Nonostante le somiglianze dovute al richiamo del genere letterario stesso, la storia è molto originale e conquista il lettore, dietro c'è un grande lavoro come dimostra ad esempio la creazione della cosiddetta "lingua povera", questo linguaggio parlato dagli analfabeti nelle zone rosse in cui si mischiano termini inglesi "scritti come si pronunciano" all'italiano, dialetti e gerghi del mondo dei videogiochi. La storia non è leggera, lo stesso linguaggio e gli eventi sono spesso crudi, spietati e possiamo dire in parte "volgari", tratta anche di temi difficili e non semplici da digerire perché come ogni buon distopico vuole far riflettere il lettore sulle problematiche della società moderna e su ciò che potrebbe accadere in futuro, un visione all'eccesso del negativo. 

I personaggi sono ben caratterizzati e non sono né buoni né cattivi, anzi sono fatti di varie sfumature e sono spesso atipici, a partire dallo stesso Luca che non è il protagonista forte e indipendente che spesso troviamo, anzi a mala pena sopravvive e non ha alcun talento particolare. La trama spinge il lettore a volerne sapere di più, sopratutto il finale molto stile "inception" ci lascia con tante domande e spero veramente che l'autore si decida ad accontentare i suoi lettori con un sequel o almeno delle novelle successive, perchè davvero non può terminare in modo così aperto.  Non è un'opera perfetta perché non è riuscita a catturarmi al 100% ma è un bel romanzo, che possono apprezzare tutti gli amanti del genere.

VOTO
⭐️⭐️⭐️⭐️.25

1 commento:

  1. Riuscirai a convincermi al Romics di scrivere un seguito? Ai posteri l'ardua sentenza... Grazie mille per la recensione!

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